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Questo progetto decostruisce l'estetica delle carte da gioco collezionabili, mantenendone i codici visivi attraverso texture, elementi decorativi e impaginazione, ma svuotandoli di qualsiasi contenuto logico. Realizzato in collaborazione con Elia Miodini e Alessandro Soli, il lavoro indaga il confine tra forma e significato. Le illustrazioni, generate tramite un modello AI low-fi, sono astrazioni prive di un soggetto reale: è la mente dell'osservatore a dare forma alle "creature" attraverso la pareidolia. Allo stesso modo, i testi cromati risultano del tutto illeggibili, privando la carta della sua funzione ludica e informativa. Il risultato è un contenitore volutamente vuoto: un puro esercizio visivo che sfrutta il fascino del collezionismo per stimolare l'immaginazione, senza fornire alcuna risposta predefinita. Il progetto esplora il limite della leggibilità attraverso la creazione di una serie di carte collezionabili che operano per pura associazione archetipica. L'obiettivo era generare un "oggetto grafico fantasma": un artefatto completamente illeggibile, ma immediatamente riconoscibile come prodotto commerciale grazie ai suoi codici visivi stereotipati. Il cuore visivo è affidato a un'intelligenza artificiale a bassa fedeltà (low-fi), spinta a generare forme astratte in cui l'occhio umano, per pareidolia, scorge creature inesistenti. L'impaginazione estremizza il linguaggio del gaming e del collezionismo: scritte cromate, decorazioni barocche e layout aggressivi creano un guscio estetico iper-realistico che avvolge il nulla semantico, costringendo l'utente a "leggere" la forma anziché il contenuto.

Progetto Accademico
2025